Le fasi dell'elaborazione del dolore

Prima Fase

 

 

La primissima fase dopo la fine di una relazione narcisistica somiglia ad una sorta di tromba d'aria: caotica e senza controllo.

A questo stadio, la persona non è neanche consapevole di aver avuto a che fare con un narcisista.

Incolpa se stessa e sente che non sarà felice mai più.

Ancora non è in grado di comprendere di come l'abuso abbia distrutto la propria autostima e la propria identità, proprio perchè ancora non si rende conto di essere stata abusata da un narcisista.

Tutto quello che sa è che sta soffrendo più di quanto le sia mai accaduto prima.

In questa prima fase, gli stadi tipici sono:

- Devastazione

- Negazione

- Insicurezza

 

 I sintomi possibili in questa fase sono: senso di vuoto, shock, pensieri suicidari, possibile abuso di alcol o di sostanze, difficoltà di concentrazione, depressione, deperimento fisico.

Questa è la fase che segue immediatamente la fine della relazione con il narcisista. Il cuore e la testa sono confusi, la persona è estremamente vulnerabile e l'aspetto fisico è trasandato e depresso.

Queste sono le conseguenze dirette dell'erosione dell'identità che è avvenuta nella relazione con il narcisista; tuttavia, la persona ancora non sa che la propria identità è stata erosa; in realtà, non è ancora neanche consapevole dell'abuso emotivo che ha vissuto.

In questo senso, invece che muoversi verso la guarigione, la persona è ancora vittima del narcisista stesso.

Pensa sinceramente di aver meritato tutto ciò che è successo e ritiene di essere davvero gelosa, instabile, dipendente, richiestiva, ossessiva e che sia completamente responsabile della fine della relazione con il narcisista.

Emotivamente, viene persa qualsiasi connessione con il mondo circostante.

Le abilità empatiche e le percezioni collassano temporaneamente e tutto questo avviene al fine di proteggere se stessi.

Quello che accade è una sorta di corto-circuito cognitivo/affettivo che cerca di bloccare alla mente il riaffiorare di un dolore inaccettabile e di ricordi imbarazzanti.

 

Durante la fase della devastazione, la vittima del narcisista trova estremamente difficile essere in grado di riflettere su qualsiasi cosa.

Tuttavia, questa è una fase in cui è importante riuscire a guardare dentro di sè, anche solo per un breve istante.

 Questo punto è davvero fondamentale per il processo di guarigione.

La maggior parte delle vittime di un narcisista lotta contro pensieri suicidari, nell'incapacità di immaginare di poter sopravvivere ad un'esperienza come questa.

Anche laddove non ci siano pensieri suicidari, è fondamentale trovare un supporto psicologico.

Il dolore necessita un'elaborazione profonda e chiedere aiuto diventa basilare.

A prescindere dall'orientamento terapeutico, all'interno di un rapporto di terapia il paziente dovrà trovare un clima empatico e mentalmente aperto. Non dovrà mai sentirsi giudicato o psicologicamente scomodo.

Non c'è nessun tipo di vergona o senso di fallimento nel chiedere aiuto, anzi: rappresenta un primo passo, forse il più importante, verso il recupero della propria identità e della propria dignità.

 

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I sintomi principali sono: volubilità, pseudo-euforia, stato maniacale, impulsività, ricerca di attenzione, cyberstalking.

In questa fase solitamente il narcisista inizia a sventolare la propria felicità in faccia alla propria vittima.

Si vedrà il narcisista uscire con una nuova partner, dichiarando al mondo intero quanto ora sia felice ed innamorato.

Questa triangolazione viene solitamente fatta attraverso i social.

In questa fase, la vittima non è arrabbiata con la nuova partner del narcisista, poichè non ha idea di quando sia iniziata la relazione e da quanto tempo stia andando avanti l'infedeltà.

L'unico bisogno della vittima è quello di dimostrare quanto stia in splendida forma, nella speranza che il narcisista ritorni.

E' fondamentale comprendere che in questa fase, il processo di guarigione è ancora completamente incentrato sul narcisista e sulla necessità che lui senta ancora desiderio nei confronti della vittima.

La vittima può iniziare ad uscire, ad avere un gran numero di appuntamenti, spendere soldi o ridefinire la propria intera vita, tutto nello sforzo monumentale di far arrivare il messaggio che si sente meravigliosamente bene.

La persona può diventare molto impulsiva e, contemporaneamente, dare asilo a tutta una serie di illusioni/delusioni sul possibile ritorno del narcisista (idealizzato).

La vittima del narcisista può provare a replicare la stessa identica dinamica relazionale con un nuovo partner, solo per poi sentirsi estremamente frustrata dal fatto che la propria vita sessuale non sia così meravigliosa o che i nuovi incontri non suscitino la stessa esplosione emotiva (love bombing) che il narcisista aveva determinato.

Solitamente, la vittima passerà molto tempo online, sbirciando il profilo Facebook del narcisista e cercando informazioni sulla sua vita.

Una parte di sè non è ancora pronta ad accettare il fatto che la relazione sia realmente finita.

Si pensa che se il narcisista vedrà una determinata foto o leggerà un commento, allora si accorgerà di quale grande errore abbia commesso e tornerà indietro. Tuttavia, per quanto questo possa deludere, il narcisista non porrà nessuna attenzione ai movimenti della vittima.

Si possono produrre addirittura fantasie nelle quali il narcisista in realtà vuole segretamente tornare indietro.

Tutto questo determina una serie di azioni costanti, nella totale inconsapevolezza del fatto che la propria dignità ed il proprio senso di sè è stato completamente risucchiato da qualcun altro.

Questa è una delle fasi in cui è più facile fare qualcosa di cui poi ci si potrà pentire nel momento in cui il processo di guarigione sarà terminato.

 

Una grande parte della fase della negazione è rappresentata dal fatto di credere che il narcisista possa ancora tornare in virtù dei momenti meravigliosi passati insieme.

Non sembra possibile che sia già così innamorato di un'altra; va sottolineato il fatto che, in una persona sana, non sarebbe effettivamente possibile.

La vittima crede che ciò che aveva fosse unico e speciale, cosa che veniva sempre ripetuta manipolatoriamente dal narcisista durante la relazione.

Quindi, invece di riconoscere ed accettare la fine della relazione, la persona inizia ad investire una grande quantità di tempo e di energia nell'immaginare cosa avrebbe potuto fare per far sì che le cose fossero andate diversamente e salvare così la relazione perfetta.

Inizia a riguardare ogni singolo momento che ha portato alla fine della relazione e a sperare che le cose non fossero andate così.

Immagina tutta una serie di strategie riparatorie al fine di recuperare la relazione che lei stessa sente di aver danneggiato.

 

Inizia quindi la fase del "se solo...".

E così all'infinito.

Ma come potrebbe ognuno di questi singoli aspetti giustificare le assenze, il silenzio, il tradimento, l'abuso psico-affettivo o anche semplicemente la fine della relazione?

L'amore dovrebbe essere un sentimento profondamente radicato, non un fuscello al vento.

Dovrebbe essere stabile e concreto, incondizionato e non modificabile in base a singoli episodi, soprattutto laddove la maggior parte degli "errori" che la vittima si attribuisce sono state reazioni più che sane ad un comportamento inaccettabile.

Se tutta la relazione viene basata su una serie infinita di momenti "se solo...", allora è una relazione terribilmente dolorosa.

Vuol dire camminare su una lastra di ghiaccio, sentirsi continuamente sull'orlo di un precipizio con il costante timore che qualcosa non vada secondo i piani (del narcisista).

E' come camminare su una corda avendo un osservatore che giudica sistematicamente ogni singolo movimento, invece di fornire sostegno e supporto per arrivare dalla parte opposta.

E quando si cade, non resta altro da dire che "se solo..." .

E' fondamentale comprendere che tutti questi pensieri sono assolutamente sani e normali, ed inizieranno a placarsi via via che procederà il lavoro di elaborazione del dolore nelle fasi successive.

Se possibile, in questa fase è importante non mettere in atto i pensieri "se solo..."; si è portati a pensare che un gesto carino o delle scuse appropriate possano cancellare con un colpo di spugna tutto l'abuso subìto durante la relazione.

Non è così.

Quando qualcuno ci ama davvero, non sottolinea ogni singolo errore, lasciandoci nel dolore e nel dubbio costante di cosa abbiamo fatto per aver meritato di essere sostituiti.

Questo è quello che accade quando una persona rifiuta di assumersi le responsabilità delle proprie azioni, mentre l'altro (l'altra) si fa carico di tutta la colpa nell'ottica di mantenere la relazione stabile.

 

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I sintomi tipici di questa fase sono: ansia, curiosità eccessiva, scetticismo, auto-commiserazione, contradditorietà, incertezza.

Questa è la fase in cui le cose inziano a cambiare molto velocemente.

In qualche modo, la vittima inizia a diventare consapevole di aver vissuto una relazione con un narcisista ed acquisisce un quadro più chiaro e complesso del senso dell'esperienza appena passata.

Da questo momento in poi, ogni cosa inizia ad avere un nome.

La persona riconosce profondamente che qualcosa dentro di sè è stata crudelmente danneggiata e oscilla tra la fretta di recuperare uno stato di serenità ed il bisogno di capire in profondità cosa sia davvero successo.

Leggendo i "campanelli d'allarme" del narcisista, la vittima oscillerà tra l'immagine idealizzata del suo ex ed il quadro abusante che invece inizia a delinearsi.

Come può qualcuno che si riteneva essere perfetto, averci invece ferito così profondamente e consapevolmente?

Come si può passare dall'adorazione all'indifferenza in un batter d'occhio?

C'è un'unica risposta: era una relazione narcisistica.

 

Quello che si determina è un particolare processo psicologico noto come DISSONANZA COGNITIVA.

E' un particolare stato mentale nel quale il tuo istinto ti comunica due cose in antitesi tra loro.

Questo è assolutamente naturale dopo una relazione con un narcisista, perchè alla vittima vengono ripetutamente dette determinate cose al fine di manipolarla e sedurla.

In questo modo, la persona perde la capacità di valutare gli eventi con i propri occhi ed il proprio sentire.

Costantemente, assiste al comportamento del narcisista che a parole dichiara un amore ed una devozione senza limiti, mentre - contemporaneamente - la vittima non riesce a percepire lo stesso livello affettivo nei fatti.

Quindi: a cosa credere? Ai fatti del narcisista o alle parole del narcisista?

La vittima si sente in questo stato proprio perchè ha subìto una sorta di lavaggio del cervello.

E' stata provocata a reagire in base alle bugie, alle false promesse ed ai tradimenti del narcisista, così come qualsiasi persona sana avrebbe fatto.

Tutte queste reazioni sono state usate dal narcisista contro la vittima stessa, al fine garantirsi il fatto che quest'ultima si sentisse poi colpevole e responsabile della fine della relazione .

Sono gli agganci che faranno pensare alla vittima di voler dare una seconda chance al narcisista e alla relazione, proprio perchè si sente responsabile e "sbagliata".

Ha subìto una lavaggio costante del cervello riguardo chi lei sia e quale sia stato il suo ruolo all'interno della relazione, ed è proprio questo a creare una dissonanza cognitiva, provocando il dubbio riguardo i motivi che hanno portato alla fine della relazione.

A riprova di tutto ciò, c'è il fatto che, nella fase iniziale della relazione, il narcisista ha fatto un ecellente lavoro di idealizzazione e love-bombing.

Una volta attivato questo circolo vizioso, la vittima non sarà più in grado di distinguere chi sia effettivamente il narcisista e la dissonanza cognitiva resterà tale fin quando non verrà messo in atto il No Contact.

Ma è ovviamente molto difficile e doloroso attuare il Non-Contatto Assoluto fin tanto che la Dissonanza Cognitiva devasta la mente della vittima.

Durante la relazione, la vittima del narcisista passa molto tempo con le parole dette da lui.

Le cura, le idealizza, le analizza, fino ad arrivare a non fidarsene più.

Ma, in contrasto con quanto il proprio intuito stia suggerendo, c'è una parte della vittima del narcisista che disperatamente ha ancora bisogno di credere all'esistenza dell'anima gemella fatta su misura, quella che ha visto durante tutta la prima fase del rapporto.

In questa fase dell'elaborazione del dolore, la persona inizia a destrutturare queste illusioni.

Pur non comprendendo ancora pienamente come queste abbiano operato nella propria mente, si rende però ora conto che sicuramente c'era qualcosa di sbagliato.

Inizierà ad oscillare da un estremo all'altro.

Prima il narcisista diventa un mostro crudele, che ha mentito e tradito durante tutta la relazione.

Poi diventa una persona accettabile; forse poco sensibile, ma che sicuramente non ha recato danno in maniera intenzionale.

Di nuovo la vittima inizia a pensare che, se lo perdonerà, sicuramente ci sarà una possibilità di tornare insieme.

Ma poi, di nuovo, inizia a ricordare che alcune delle cose dette e fatte dal narcisista sono state davvero crudeli; che l'ha umiliata e ingannata e derisa.

Ma... ognuno in fondo merita una seconda occasione e si potrebbe riprovare, mettendo da parte i ricordi negativi e salvando solo quei meravigliosi momenti degli inizi.

E cosi via....

Questo è l'aspetto più pericoloso della dissonanza cognitiva.

Porta la vittima avanti e indietro nei ricordi, alternando fasi in cui viene completamente dimenticato - o comunque minimizzato - l'abuso subìto a fasi in cui questo ricordo diventa preponderante.

Si passa dalla nostalgia alla rabbia, dal perdono alla voglia di vendicarsi del male subìto.

Fin tanto che una persona si trova in questo stato di dissonanza cognitiva, è importante non fare errori: la dissonanza cognitiva potrebbe far cadere la vittima di nuovo nella stessa trappola.

 

Basta una parola dolce per tornare indietro alla fase dell'idealizzazione?

Se così fosse, come puoi proteggere te stessa?

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La dottoressa Claudia Scarpati è psicologa psicoterapeuta, laureata presso la Facoltà di Psicologia dell'Università "La Sapienza" di Roma ed iscritta all'Ordine degli Psicologi della regione Lazio (Roma).
Esercita a Roma, come Direttrice e Responsabile dell'Area Clinica dello studio di Psicologia e Psicoterapia "La Bottega delle Emozioni", sito in

Viale dell'Aeronautica, 12 - Roma

(Eur Fermi Eur Laurentina Laghetto Aeronautica Europa)

 

Puoi prendere un appuntamento presso lo Studio di Psicologia e Psicoterapia "La Bottega delle Emozioni" di Roma telefonando al numero:

D.ssa Claudia Scarpati - 340 8048443