Il narcisista e la vergogna

Il narcisista si vergogna mai di quello che fa?

  

La vergogna è considerata quale un meccanismo di difesa contro l'umiliazione ed è fondamentale nell'esperienza del sé.

Diversi studi hanno messo in luce una stretta correlazione tra gli effetti della vergogna ed il disturbo narcisistico.

Sembra infatti che il narcisista, durante i primi anni della propria vita, abbia vissuto esperienze profondamente umilianti e questo può essere considerato il nucleo degli accessi d'ira inaspettati, tipici della rabbia del narcisista.

Uno degli aspetti cardine del narcisista è rappresentato dal fatto che egli è assolutamente inconsapevole del proprio senso di vergogna; sostanzialmente non lo riconosce.

La maschera di grandiosità tipica del narcisista serve proprio a proteggerlo dalla vergogna.

Nel momento in cui la vittima va a far cadere quella maschera confrontando il narcisista con il suo comportamento malevolo, ella incontrerà inevitabilmente la rabbia del narcisista, che potrà manifestarsi in vari modi: irritazione, indifferenza, esplosioni di collera e violenza.

Qualsiasi reazione il narcisista abbia, riguarderà sempre e comunque un unico aspetto: la vendetta.

Il narcisista ricorda ogni più minimo attacco al proprio falso sé, vivendolo come una profonda ferita narcisistica.

Qualsiasi elemento metta il narcisista nella condizione di non sentirsi perfetto, grandioso, accettato, susciterà in lui una rabbia estrema proprio perché andrà a determinare la necessità di confrontarsi con l'esperienza dell'umiliazione.

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Nel percorso di crescita di ogni essere umano, le figure principali di attaccamento (genitori in primis, ma anche nonni, insegnanti, ecc.) giocano un ruolo fondamentale nell'interiorizzazione dei modelli di comportamento che saranno poi fondanti lo stile di personalità di quell'individuo.

Attraverso il meccanismo dell'introiezione, un bambino acquisisce i significati ed i significanti, i comportamenti, i valori e gli stili relazionali delle proprie figure di riferimento.

Tale processo di identificazione può essere considerato quale un meccanismo difensivo che permette al bambino di sviluppare un insieme di norme adattative che lo renderanno "simile" (e quindi accettabile) all'interno del proprio sistema familiare.

In tal senso, i meccanismi di identificazione ed introiezione sostengono il bambino nello sviluppare la propria capacità di adattamento al fine di sentirsi sicuro e protetto.

Naturalmente, durante i diversi momenti di crescita il bambino sperimenterà una serie di "fallimenti"; tali fallimenti determineranno un senso di vergogna, tale per cui il bambino avrà bisogno di essere rassicurato e confermato nel proprio valore.

Esistono due tipi di vergogna: una Vergogna Sana ed una Vergogna Patologica.

Il bambino sperimenterà una vergogna sana o una vergogna patologica in base al tipo di risposta che riceverà dalle persone che lo circondano: una risposta paziente ed incoraggiante gli permetterà di sentirsi motivato a migliorare e fiducioso di sé; una risposta umiliante o svalutante, lascerà il bambino in uno stato di bisogno, facendogli esperire un vissuto abbandonico nonché un senso non sano di vergogna, che gli farà credere di non essere degno di amore.

La vergogna sana è un'esperienza che può essere definita onesta, in quanto permette ad ognuno di riconoscere i propri limiti e quindi di entrare in contatto con la propria umanità; dà all'individuo la possibilità di costruire confini sani e di chiedere aiuto nel momento in cui se ne ha bisogno.

La vergogna sana si basa sull'umiltà e sulla capacità di migliorare con gli altri piuttosto che primeggiare sugli altri.

La vergogna patologica è invece un'esperienza che mina profondamente la stima di sé, del proprio valore e la propria spontaneità.

Tutto questo determina la costituzione di un feroce giudice interiore; l'individuo si percepirà inadeguato, sbagliato, inadatto a garantirsi amore ed accettazione dall'ambiente esterno.

Nel terrore di sentirsi sempre non abbastanza brava, non abbastanza intelligente, non abbastanza bella, la persona diventa schiava del proprio giudice interiore.

In tal senso, può muoversi verso la costruzione di un falso sé.

Purtroppo, è proprio in questo falso sé che risiede il nucleo del narcisismo patologico; è questo che determina poi la fame del narcisista di approvazione e nutrimento dal narcissistic supply, poiché il narcisista non si sentirebbe in realtà degno di approvazione laddove si mostrasse nella propria autenticità.

Tutto questo conduce ad una sorta di cortocircuito psicoemotivo, in quanto il narcisista non è più in grado semplicemente di essere, ma ha bisogno costantemente di agire.

Il senso di vergogna nel narcisista può essere attivato anche da osservazioni minime, che verranno comunque percepite dal narcisista quali attacchi al proprio sé e poco importa se "l'attacco" sia reale o solo percepito tale: egli vivrà comunque uno stato di cocente dolore.

La profonda ferita interiore derivata dall'essersi sentito sbagliato negli anni della crescita, determinerà nel narcisista una rabbia esplosiva laddove percepisse anche la più remota possibilità di essere nuovamente messo in discussione o giudicato.

 

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La dottoressa Claudia Scarpati è psicologa psicoterapeuta, laureata presso la Facoltà di Psicologia dell'Università "La Sapienza" di Roma ed iscritta all'Ordine degli Psicologi della regione Lazio (Roma).
Esercita a Roma, come Direttrice e Responsabile dell'Area Clinica dello studio di Psicologia e Psicoterapia "La Bottega delle Emozioni", sito in

Viale dell'Aeronautica, 12 - Roma

(Eur Fermi Eur Laurentina Laghetto Aeronautica Europa)

 

Puoi prendere un appuntamento presso lo Studio di Psicologia e Psicoterapia "La Bottega delle Emozioni" di Roma telefonando al numero:

D.ssa Claudia Scarpati - 340 8048443